L’impatto della pornografia sui bambini

Il bambino

Ogni bambino, nell’arco del proprio sviluppo, nutre fantasie e desideri sessuali, talvolta incestuosi o aggressivi, ma essi possono rimanere inconsci, cioè il bambino può non esserne consapevole, perché in lui nel tempo (con la risoluzione del complesso edipico, come abbiamo già visto) si sviluppa e agisce una sorta di censura interiore che gli impedisce di prendere contatto con contenuti contrari alle regole a lui trasmesse e che egli ormai ha interiorizzato.

Il problema insorge se, invece, a causa di sollecitazioni esterne di varia natura ed entità (esperienze con pedofili, contatto con materiale pornografico, ecc.) nel bambino scompare il confine tra fantasia e realtà. La fase più critica in tal senso è quella edipica (3-6 anni) in quanto il bambino non ha ancora interiorizzato i tabù sessuali e le norme sociali; non si è ancora formato, cioè, un sistema normativo interno in grado di tenere a bada i desideri sessuali.

La visione di materiale pornografico o il contatto con adulti che propongono di “conversare” circa tematiche sessuali, rappresentano per il bambino esperienze complesse, che possono generare disagio, angoscia, preoccupazione e tuttavia, al tempo stesso, curiosità.

La visione di immagini pornografiche (che ritraggono solo adulti) è di per sé inquietante perché il bambino non è ancora maturo (da nessun punto di vista: cognitivo, fisico e affettivo) per sperimentare e vivere la sessualità; ma, se non altro, il bambino sa che la sessualità riguarda il mondo degli adulti e, in tal senso, le immagini in questione confermano tale rappresentazione. La pornografia può inoltre dare al minore informazioni sbagliate sulla sessualità, tanto più quanto carenti o inadeguate sono quelle che lui riceve dalla famiglia e dagli educatori.

Per quanto invece riguarda la visione di immagini in cui è rappresentato un minore in atteggiamenti sessuali (contenuti pedo-pornografici), essa può turbare il bambino ancor di più che le immagini pornografiche aventi per soggetti gli adulti: il minore che ha acquisito i tabù sociali coglierà che c’è qualcosa che non va, che non è “normale” per un bambino intrattenere con se stesso, con altri coetanei, o addirittura con adulti, rapporti di quel tipo. È soprattutto inquietante il fatto che un adulto, vissuto come esempio, come modello, come riferimento, sia il primo a trasgredire le regole.

Spesso, parlando di abusi sessuali sui minori, le immagini pedo-pornografiche vengono mostrate e utilizzate dagli abusanti nel processo di adescamento per abbassare le resistenze delle vittime grazie proprio ad un effetto normalizzante dell’esposizione, nel senso che il minore cui vengono presentati stimoli pedo-pornografici è indotto a pensare che sia comune e quindi socialmente accettabile che i bambini abbiano una loro sessualità e che questa possa essere sperimentata realmente e in modo soddisfacente con altri bambini o con adulti [1].

Il preadolescente

È una fase critica perché davanti a stimolazioni pornografiche, oltre alla curiosità cognitiva, può comparire in questo periodo anche l’eccitazione fisica e una certa tendenza a passare all’azione, cioè a realizzare i propri desideri sessuali. Tuttavia il turbamento emotivo tipico del minore in fase di latenza si ritrova anche nel preadolescente, proprio perché egli ancora non è emotivamente maturo.

L’adolescente

Se l’adolescente ha avuto un’educazione socio-affettiva adeguata egli potrebbe non trovare interessante intrattenersi in visioni pornografiche; potrebbe inizialmente provare curiosità e piacere, ma è probabile che a prevalere sia la spinta a cercare di rispondere alle proprie pulsioni sessuali attraverso rapporti adeguati con coetanei in carne ed ossa.

È inoltre probabile che in lui prevalga il bisogno e la capacità di confrontarsi con i genitori sul tema (per quanto a questa età la relazione con il sistema degli adulti sia complesso).

L’esposizione a materiale pornografico ha effetti la cui negatività aumenta in relazione alla natura delle immagini, al livello di perversione sotteso, alla frequenza e all’intensità dell’esposizione stessa e ovviamente alla fragilità psichica del ragazzo.

Note

[1] Alcuni studi evidenziano inoltre che la visione di immagini pedo-pornografiche riduce le inibizioni interne di pedofili e potenziali abusanti; lo scambio di immagini può rappresentare un lasciapassare per accedere a comunità on line accomunate da questo tipo di interesse.